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La
fuga di colli che dall'immediata periferia di Perugia
porta a Monte Tezio, rappresenta un ambiente di estremo
interesse paesistico, storico-archeologico e naturalistico,
sostanzialmente intatto. La diversità di ambienti vegetali
(macchia Mediterranea, faggete, castagneti, rimboschimenti,
ginestrete, praterie secondarie e residui coltivi), e
fisici , con continue variazioni di quote che dai 300
m s.l.m. salgono ai 600 m del Monte Pacciano, fino a sfiorare
i 1.000 m del Monte Tezio, ne fanno la delizia dei
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naturalisti,
come dei semplici amanti della natura. Ce n'è per tutti
i gusti: ammoniti per chi cerca fossili; per gli appassionati
di bird-watching non è raro osservare il biancone, la
poiana, il gheppio, l'astore, lo sparviere, la ghiandaia,
il picchio verde e il picchio muratore, il rampichino,
i vari fringillidi, cince e silvie; chi invece preferisce
osservare tracce, potrà facilmente individuare il passaggio
di scoiattoli, tassi, donnole, faine, istrici, volpi,
lepri, micro-mammiferi vari, oltre che degli immancabili
cinghiali. I più fortunati potranno imbattersi anche nel
timidissimo capriolo. Ugualmente affascinanti e misteriose,
le tracce delle civiltà passate , dagli insediamenti rurali
Etruschi, agli Acquedotti Medievali, alle case coloniche
sparse, delle quali molte risalgono al XIV e XV secolo,
testimonianze di un'antica civiltà rurale come tessuta
nel respiro della vita in tutti i suoi cicli e le sue
forme.
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Alla
confluenza tra le strade di Monte Pacciano e dei Conservoni,
poco distante dal centro abitato di S. Marco, su una collina
dalla cui sommità lo sguardo spazia su un panorama che
va dal monte Subasio al Monte Tezio, sorge la Chiesetta
di S. Orfeto, intitolata ad un legionario romano la cui
esistenza si perde nella leggenda. Nei documenti civili,
la prima citazione in cui compare la località risale al
1163, mentre nel 1555 essa si identifica per la prima
volta con un luogo di culto. Nel 1576 S. Orfeto cessa
di essere parrocchia autonoma e si fonde con S. Marco.
La chiesa, che all'inizio del 1700 non esisteva più, venne
ricostruita nel 1932 e restaurata nel 1944, dopo un bombardamento
che l'aveva danneggiata. Ora si presenta come un edificio
rettangolare di m. 10,60 per 6,50 realizzato in pietra
locale e rifinito in mattoncini rossi.
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Un piccolo campanile sovrasta il tetto a capanna, mentre
sulla facciata spiccano un piccolo rosone di vetro colorato,
una targa in terracotta che porta la data "1616" e una
lapide di marmo. All'esterno, ai lati della strada che
proviene dai Conservoni, due cippi conficcati nella terra
portano l'incisione "A P". Dall'ultima ricostruzione,
all'inizio di giugno, vi si svolge una festa che si è
arricchita negli anni diventando una vera e propria sagra
paesana in cui sacro e profano si mescolano con quel dosaggio
sapiente di cui è capace la cultura e la fantasia popolare.
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La
parrocchia di S. Maria di Cenerente ha origini antichissime,
la prima notizia certa risale al 1364, anno in cui, durante
la guerra tra Pisa e Firenze, il territorio viene devastato
dai soldati del Marchese Giovanni di Monferrato. Nel 1559
risulta unita alla parrocchia di S. Firmina, ma già nel
1577 S. Maria Maddalena di Cenerente assume centralità
nel territorio in quanto diventa la chiesa nella quale
devono essere battezzati anche i parrocchiani di Canneto,
Capocavallo e Rabatta. La chiesa attuale, di rilevante
valore architettonico, costruita in stile neoclassico,
a volta, con pilastri e cornici a stucco su disegno dell'architetto
Domenico Mollajoli, fu inaugurata il 12 novembre del 1850.
Nel 1950 ha subito notevoli opere di
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restauro sia all'esterno che all'interno dove è stata
rimossa la cantoria, dietro l'altare, con l'apertura di
un arco con finestrone che ha dato aria, luce e slancio
all'abside. Un nuovo restauro si è reso necessario in
questo periodo per riparare le lesioni del terremoto del
settembre 1997. La ricorrenza più importante che si festeggia
in questa chiesa sono le feste giubilari del SS. Crocefisso
le cui notizie più certe risalgono al 1891. Altre feste
giubilari sono state celebrate nel 1921, nel 1950 e nel
1975. A giugno del 2000 si svolgeranno le prime celebrazioni
giubilari del nuovo millennio
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Le
prime notizie sulla chiesa di S. Lorenzo della Rabatta
le troviamo nel "Diploma di Federico I°" del
1163 e nel "Privilegio di Alessandro III°" del
1169: essa viene indicata tra quelle dipendenti dal Capitolo
di S. Lorenzo, Cattedrale di Perugia, come una chiesa
di particolare importanza in quanto ha alle sue dipendenze
altre 10 chiese e paga il censo più alto. Non si hanno
notizie sulla struttura dell'edificio in epoca antecedente
al 1900, ma, dal raffronto tra la planimetria catastale
precedente
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(1840)
e quella attuale, risulta che la vecchia costruzione occupava
circa la metà, a sud, dell'attuale, facendo una L
con la costruzione adiacente tuttora esistente. Nel 1903
vengono avviati i lavori di restauro e di ampliamento
che si concludono due anni più tardi. Durante la seconda
guerra mondiale la chiesa subisce danni aggravati poi
dal tempo e dall'incuria: il rosone centrale in terracotta
viene distrutto prima dalle granate e poi da un fulmine,
il campanile - con tre campane, una delle quali pesa 350
Kg - ed il tetto diventano pian piano pericolanti. In
quest'ultimo periodo, la popolazione che vive intorno
alla chiesa ha messo mano in modo volontario ad opere
di restauro e di consolidamento
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La
parrocchia di S. Marco si trova descritta nel catalogo
delle chiese territoriali di Perugia già alla metà del
secolo XIV°, la chiesa apparteneva allora alla Cattedrale
di S. Lorenzo il cui Capitolo aveva il diritto di proporre
la nomina del parroco al Vescovo della Città. L'attuale
chiesa dedicata a S. Marco Evangelista è stata costruita
in stile neoromantico tra gli anni1927-1929, su disegno
dell'architetto Pietro Frenguelli, sulle rovine dell'antico
luogo di culto che esisteva, insieme alla parrocchia,
già nel XIV°secolo. Ad essa si riallaccia sia per la disposizione
planimetrica che per il tetto a capanna e per il
portale a tutto sesto, ma è stata ingrandita e un po'
appesantita secondo il gusto eclettico- romantico
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tipico
degli anni '20. L'abside sopraelevato rispetto alla navata
è di forma semiottagonale: al centro spicca una moderna
vetrata di ottima fattura. Di notevole importanza le capriate
lignee eseguite in forma tradizionale ma dipinte con disegni
geometrici che sottolineano anche le ripartizioni architettoniche
della chiesa. All'interno vi sono gli arredi pregevoli
della vecchia chiesa tra cui una tela di Cristoforo Gasperi
di Magione e un bel Crocifisso di legno posto sopra l'altare
maggiore.
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